martedì 16 novembre 2010

Le caviglie Sudafricane.




(http://www.focus.it/sesso__comportamento/fotodelgiorno/26062010-1655-667-caviglie-sudafricane)

La festa D'autunno




(http://www.focus.it/sesso__comportamento/fotodelgiorno/28092010-1611-288-festa-d-autunno)

Il rito di iniziazione.



(http://www.google.it/imgres?imgurl=http://media.focus.it/allegati/235196.JPG&imgrefurl=http://www.focus.it/sesso_)

Rito degli anelli al collo.




(http://www.google.it/imgres?imgurl=http://www.corriere.it/Media/Foto/2003/02_Febbraio/19/COLLO.jpg&imgrefur)

Il rito della morte




(httpcontro-le-mutilazioni-genitali-femminili-un-appello-di-lameduck.html)

mercoledì 10 novembre 2010

La protesta degli immigrati a Brescia





(http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/03/brescia-prosegue-la-protesta)

A Brescia prosegue la protesta degli immigrati che da cinque giorni sono asserragliati su una gru.

Vogliono il permesso di soggiorno e per ottenerlo sei immigrati da sabato 6 novembre 2010 sono su una gru del cantiere della metropolitana di Brescia.
Jimmy, un immigrato di 25 anni che sta partecipando alla protesta spiega: "Scenderemo soltanto quando il ministero dell’Interno aprirà una trattativa seria per la regolarizzazione di tutti gli immigrati che a Brescia si sono visti respingere la domanda di sanatoria di colf e badanti presentata l’anno scorso. Molti di noi hanno pagato migliaia di euro di contributi, ma ci siamo visti respingere la richiesta, senza nemmeno spiegarci il perché. E oltre al danno, la beffa: i soldi che abbiamo versato non ci verranno restituiti dallo Stato italiano”. Altra richiesta per loro irrinunciabile: “chiediamo il ripristino del presidio permanente in via Lupi di Toscana davanti all’ufficio unico per l’immigrazione della Prefettura, distrutto sabato pomeriggio dalle ruspe del Comune inviate dal vice sindaco leghista Fabio Rolfi”. Quel blitz ha scatenato le reazioni degli immigrati e la decisone di salire a più di trenta metri d’altezza da parte di sei di loro.

La situazione si è fatta ancor più difficile quando un corteo composto da almeno 500 persone, ha cercato di avvicinarsi alla gru dove erano appena saliti i sei. Cariche della Polizia, spintoni e l’arresto di un manifestante. I sei sulla gru sono tutti giovani. Sono operai, artigiani, saldatori, costretti alla clandestinità e a lavorare in nero.

Il problema è che due dei ragazzi saliti sulla gru, hanno la febbre alta ma non se la sentono proprio di abbandonare la piattaforma sospesa sopra una città che non fa mancare gesti di solidarietà. Sono comunque aiutati nel caso di bisogno (con coperte per il freddo ed imoermeabili per la pioggia). Sono stati dati loro anche cibo a acqua.

Il rischio comunque è concreto: se succedesse loro qualcosa, in tutto il quartiere esploderebbe la rabbia degli immigrati. Uno di loro si avvicina alla troupe di AlJazera e dice: “Se la Polizia dovesse salire, noi entriamo con loro, per difendere i nostri amici, ma se dovesse accadere loro qualcosa, diamo fuoco a tutti i negozi del quartiere”.

venerdì 5 novembre 2010

Sanremo e la polemica tra le due canzoni


(http://espresso.repubblica.it/dettaglio/bella-ciao-giovinezza)

L'idea di Gianni Morandi, poi bocciata dalla Rai, ha scatenato la polemica sulle canzoni e i simboli della nostra storia. E' giusto mettere sullo stesso piano la Resistenza partigiana e il fascismo?
(04 Novembre 2010) Per Francesco Guccini, che di canzoni se ne intende, «la par condicio non c'entra: 'Bella Ciao' è la speranza, 'Giovinezza' l'orrore».
Comunque sia, alla fine il consiglio d'amministrazione della Rai ha bocciato l'idea di Gianni Morandi di far cantare entrambi i brani in una serata di Sanremo dedicata ai 150 anni dell'Unità d'Italia.

Ma il tentativo di equiparare i due simboli sonori non finisce di causare polemiche sul 'revisionismo' storico che metterebbe sullo stesso piano il fascismo e i partigiani.
'Giovinezza' infatti, seppur nato come canto goliardico delle università, divenne presto l'inno degli Squadristi, quelli che imposero la dittatura con le manganellate e l'olio di ricino. In particolare, la versione adottata dagli squadristi nel '19 conteneva una strofa («nel Fascismo è la salvezza della nostra libertà») di adesione totale al progetto di Mussolini.

Anche 'Bella ciao', originariamente, non era un canto politico (è nato tra le mondine emiliane senza il riferimento agli 'invasori') ma lo è diventato nell'adattamento dei partigiani degli Appennini, ed è diventato infine l'emblema canoro della Resistenza.

E' giusto che, 65 anni dopo la fine della guerra e la sconfitta del fascismo, i due simboli vengano messi sullo stesso piano? Siamo così lontani da quegli eventi che possiamo considerarli due pezzi della storia dell'Italia da guardare con equidistanza museale, o è necessario mantenere viva e forte - anche nella simbologia - la differenza etica tra chi impose la dittatura portandoci alle leggi razziali e all'alleanza con Hitler e chi invece combatté sulle montagne e nelle città per liberarci dal nazifascismo?